“Vi racconterò della Regina Mab... Lei è la levatrice delle fate e viene in forma non più grossa di una pietra d'agata sull'indice di un assessore ed è tirata da un equipaggio di piccoli atomi sui nasi degli uomini mentre sono addormentati .
La sua carrozza è un guscio di nocciola, lavorata da uno scoiattolo o da un vecchio lombrico, che da tempo immemorabile sono i carrozzieri delle fate. I raggi del cocchio son fatti di lunche zampe di ragno, il mantice di ali di cavallette, le redini della più lieve ragnatela.... I finimenti degli umidi raggi della luna, la sferza d'osso di grillo e la frusta d'una pellicola! Il cocchiere, nato dal dito pigro di una fanciulla, è un minuscolo moscerico grosso meno della metà di un verme...”
(La Regina Mab - monologo di Mercuzio in "Romeo e Giulietta" di Shakespeare)
Elfica fanciulla d'un tempo passato,
stella che brilla al vento,
bianco il suo mantello e d'oro bordato
e le scarpe grigio argento.
Una stella sulla sua fronte,
Una luce nei suoi capelli,
Il sole brilla tra le fronde
a Lórien dei giorni belli.
Lunghi i capelli, bianca la pelle, chiara la voce
della libera fanciulla volante
nell'aria e nel vento come luce veloce,
come sul tiglio foglia vibrante.
Nel Nimrodel fra le cascate
dalle acque chiare e spumeggianti
la sua voce come gocce argentate
squillava tra i flutti scintillanti.
Nessuno sa per quali alti valichi
se all'ombra o al sole ella errando vada,
perchè Nimrodel smarrita in tempi antichi
e persa fu nei monti e nella rugiada.
Nei rifugi oscuri la elfica nave,
sotto il riparo del monte,
da giorni e giorni l'aspettava
nelle rugenti acque profonde.
Un canto al Nord si levò di notte,
ululava e gemea,
e trascinò via dai porti le navi a frotte
nella potente marea.
Pallida venne l'alba e le terre fuggivano.
Grigio svaniva il monte
oltre le grandi onde che violente muggivano
e spumeggiavano sino all'orizzonte.
Amroth le spiagge ed i lidi mirava
oltre l'onda sollevata,
odiando la nave infida che l'allontanava
da Nimrodel la sua adorata.
Egli Re Elfico anticamente era,
Signore d'albero e di radura,
quando d'oro brillavano i rami in primavera
a Lothlórien la pura.
Lo videro balzare dal timone nel mare
come la freccia dalla corda tesa,
e nelle acque profonde nuotare
come il gabbiano sull'onda protesa.
Il vento impetuoso nel fluente capello,
la schiuma lo avvolgeva tutto,
lungi lo videro possente e bello
attraversare il flutto.
Ma da ovest non è giunto messaggio
e sul vicino lido incantato
gli Elfi nulla sanno del viaggio
di Amroth loro re adorato.
(Tratto dal "Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien)
Lana bianca si ammucchia ai nostri piedi
come neve, leggera,
giù per la strada, vedi?
Da dove viene? Da’ un’occhiata in su,
lo vedi il pioppo?
Viene da lassù!
Pennacchi bianchi e morbidi, là avanti,
pendono tra le foglie
nell’aria tremolanti.
Fate, potete forse trasformarli
in cuscini e guanciali,
e dopo, puff, soffiarli!
(Cicely Mary Barker - La Canzone della Fata Pioppo)
Nell’Inverno bruni e molli,
verdi e scuri nell’Estate,
poi si fanno tutti gialli
all’Autunno arrivati:
ecco gli Olmi in fila , attenti,
dappertutto sorvegliando,
su sentieri, campi e armenti,
sul cavallo che sta arando.
Tutto il giorno, ben piazzato,
sta il folletto Olmo, e sente
ogni suono, ogni belato,
ogni fischio, attentamente.
Spesso, sui rami, lassù,
le Cornacchie fanno il nido:
quando il sole torna giù,
fan sentire il loro grido.
(Cicely Mary Barker, "Canzone della fata Olmo")
Oh campanelle su steli sottili, nessun orecchio umano sente il vostro richiamo,
mie campanelle che suonate piano!
Quando umida e scura vien la sera, il momento è arrivato del suono delicato per balli e feste del bosco incantato.
Tintinnano nel gioco delle fate, con musica leggera, la notte tutta intera,
finchè nasce la nebbia mattiniera, in fredde e grigie strisce,
e la magica musica svanisce.
(Cicely Mary Barker)
Se esprimi un desiderio, è perchè vedi cadere una stella...
In un giardino c'era una bimbetta che i miei colori fiammeggianti amava:
il cremisi, il giallo e lo scarlatto, però il mio nome lei non ricordava.
Gaillardia è un nome che non resta in mente!
Così guardò il giallo e lo scarlatto e allora ricordò l'oro splendente del sole
quando scende nel suo letto, di ricordare non si preoccupò:
mi inventò un nome molto bello e Tramonto i miei fiori chiamò: ora anche tu puoi usare quello!
(Cicely Mary Barker - La canzone della Fata Gaillardia)
Per siepi e giardini, tra fiori e tra spini, tra flutti e tra tuoni,
più lieve d'un raggio del sole di maggio
volando viaggio al comando della divina che delle Fate è la regina.
D'una primula dorata nella campanula fatata troverò nascosta la stilla incantata.
(Sogno di una Notte di Mezza Estate - W. Shakespeare)
Fate, smettete le vostre canzoni,
e le mie bianche campane ascoltate:
voi li sentite, quei suoni lontani?
E quel che dicono, voi lo sapete?
Sono campane di neve che spuntano dai loro gambi,
e dolci suonano: parlano forse di quel paese dove ogni cosa è bella e cortese?
("The Song of the Lily of The Valley Fairy" - Cicely Mary Barker)
Bambino se trovi l'aquilone della tua fantasia legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani bianche colombe e portino la pace ovunque e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere guardati nell'acqua del sentimento.
(Alda Merini)
Vivere, vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo.
Tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un'ora.
(William Blake)
L'ho visto e l'ho cercato, il posto fatato tanto amato.
Dal tramonto al mattino con l'innocente sguardo di un bambino.
Piccole e legiadre, lor danzan attorno alla loro madre.
Poi una, tra le più belle corse ad accendere le stelle,
soffiando su una ad una
la magica luce che da sempre sul nostro cammino riluce.
by Lunastorta84
Sorgi o Luna, tramonta Sole… sbocciano dall’oscurità con pallido tremore.
Tutto è notte, tutto è incanto quando al calar del Confine,
solo per una notte, intonano un canto.
Soavi come fiammelle danzano gemelle
al cospetto di una Dea allor cara e mai rèa.
Hanno la notte come manto per difendersi dall’oscuro,
stelle per guardare e raggi lunari sulla pelle.
La natura è loro casa, ed il posto tra il sonno e la veglia ne è il regno.
Quando il cielo si oscura e di mille frantumi si gremisce
lor scendono beate da ancor chi le concepisce.
Cuore nobile, cuor di fanciullo… con tenue sospiro accendono sogni e spengono il vigore ,
vegliando su di noi sino al sorgere del nuovo tepore.
by Lunastorta84
(
http://angolodellefatine.splinder.com -
poesie partecipanti al "Contest del Solstizio d'Estate")